Donne e mare, un amore dimenticato

“C’erano: il mare in ogni immaginabile luce, in tutti i suoi umori sopra e sotto la superficie; il vento e i vasti orizzonti; le nubi che avevano sempre nuove storie da raccontare e nuove facce; le notti stellate e le albe tranquille; i tramonti. A proposito di nubi, una mattina ne vedemmo di stranissime: il cielo appariva come solcato da strisce immani di cirri madreperlacei, molto alti e un poco irreali; su di essi s’era abbattuto un vento di traverso il quale aveva sfasciato ad una ad una le grandi strisce trasformandole in scimitarre capricciose e insolenti.” (Fosco Maraini, Le pescatrici di Hekura, 1954, p. 109).

Che associazione esiste tra le donne e il mare?

Il mare come evocatore di emozioni, specchio d’acqua a perdita d’occhio, dove i contrasti vivi s’incontrano, dalla intensa luminosità della superficie all’oscura profondità dei suoi abissi, un mondo da affrontare, in cui vivere e in cui morire e rinnovarsi continuamente. Quale immagine più calzante per descrivere una donna? Il mare e le donne hanno molti punti in comune: la gestione di un grande patrimonio interiore, la bellezza e il fascino, la sensazione di mistero che ti attanaglia e ti rapisce man mano che cerchi di andare sempre più a fondo, in quei fondali dove potresti trovare alghe tentacolari e sabbie avvolgenti, ma anche perle preziose e coloratissimi coralli.

Nel mare come risorsa, come nutrimento, come incubatore di vita, di accoglienza e di donazione, una donna si rispecchia integralmente.

Estremamente affascinante e comprensibile, dunque, questo binomio donne-mare, specie in quei contesti territoriali dove le donne sono state non solo madri ma anche lavoratrici del mare, pescatrici, rammendatrici, artigiane, addette alla conservazione del pesce, cuoche, levatrici, come le donne delle Isole Eolie, della Sicilia, della Sardegna, delle isole giapponesi…

Le donne e il mare, binomio inscindibile

La cultura giapponese, ad esempio, ha conservato la memoria delle Ama (le donne pescatrici) nell’arte, nelle stampe tradizionali, nei libri, nelle riprese televisive, nelle foto, garantendo la continuità non solo della tradizione dell’attività di pesca (oggi sulla via del tramonto) ma anche dello stile di vita, della tenacia, della forza fisica e mentale di queste sirene dal corpo vellutato, brunito dal sole e dal sale marino.

Lo stesso non si può dire per le donne pescatrici siciliane, ricordate solo in qualche libro di settore o di antropologia, senza alcuna adeguata diffusione, quasi estranee rispetto alla cultura popolare che ci ha tramandato le storie di contadini, artigiani, operai.

Oggi, per loro, è arrivato il momento del riscatto: grazie al contributo di tutti gli innamorati delle Isole Eolie, della storia, delle donne, della Sicilia, del mare, sarà possibile ricordarle. Per sempre.

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