Artisti messinesi scomparsi nel terremoto del 1908

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Placido Lucà Trombetta (1828-1908), pittore

Nato a Messina il 25 novembre del 1828, è famoso per il quadro “Il sacrificio dei Camiciotti” (1885). 
L’artista, sostenuto dal senato messinese borbonico negli studi presso l’Accademia di San Luca a Roma e dalla giunta comunale capeggiata dal sindaco Cianciafara nel corso della sua carriera, prese parte anche alla vita politica messinese, quale componente della commissione d’arte per il Gran camposanto di Messina, insieme a Camillo Beccalli, negli anni ’70 dell’Ottocento. 
Il suo studio era sito in via Boccetta.

– Nella foto in alto, il ritratto dell’artista Antonio Gangeri, opera di Placido Lucà Trombetta custodita presso il Museo Regionale di Messina.


Gaetano Micale (1830-1908), incisore

Nato a Messina il 30 giugno del 1830 e cresciuto artisticamente presso la scuola di Tommaso Aloysio Juvara a Napoli, con borsa di studio del governo borbonico.
Sostenuto dal mecenate messinese di origini tedesche Federico Grill (banchiere e benefattore), per il quale eseguì un’incisione nel 1858, oggi conservata presso gli Uffizi di Firenze, Micale si avvia a diventare uno degli artisti più valenti promossi dal senato della città dello Stretto.
Con l’incisione Visione di Ezechiele, tema tratto da Raffaello, il pittore trova grande ammirazione tra i suoi colleghi e i committenti: guadagna un primo posto presso l’Esposizione Italiana del 1861, la medaglia d’oro all’Esposizione di Belle Arti di Palermo del 1863 e di Vienna nel 1873.
In quei tempi, esplode la moda della fotografia (anche perché più redditizia) e Micale vi si cimenta abbandonando la pittura. Vi ritorna in virtù della commissione del ritratto di Vincenzo Florio da parte dei suoi eredi.
Dal 1884 diviene direttore della scuola di disegno di Messina presso il monastero di San Gregorio.
Partecipa all’Esposizione di Palermo del 1891-92 con le sue raffinatissime incisioni.
Muore per le ferite riportate durante il terremoto del 28 dicembre 1908, dopo essere stato trasportato in condizioni gravissime a Napoli.

Giuseppe La Maestra (1831-1908), musicista e pittore

Nato a Messina nel quartiere di San Leone il 26 giugno del 1830, Giuseppe La Maestra nasce come musicista, ma non disprezza di cimentarsi nella pittura di vedute, due delle quali sono custodite presso le Collezioni del Quirinale a Roma: Veduta del porto di Messina dalla penisola di San Raineri e Veduta di Messina e dello Stretto dal Forte Gonzaga; e La tempesta, presso la Camera di Commercio di Messina.


Gregorio Zappalà (1833-1908), scultore

Nato a Siracusa il 13 dicembre del 1833, si forma alla scuola dei pittori messinesi Letterio Subba e Michele Panebianco, per poi approfondire le proprie conoscenze artistiche a Roma, grazie a una borsa di studio assegnatagli dal Comune di Messina. Nella capitale partecipa a numerosi concorsi pubblici e si aggiudica i seguenti lavori: gli otto gruppi della fontana del Nettuno di Piazza Navona e la statua di S. Pietro presso la facciata della Basilica di S. Paolo; monumento al Generale Cialdini (1866).
Nel 1881 partecipa al concorso mondiale di scultura per erigere un monumento al Re Vittorio Emanuele II e si colloca al 7° posto fra i 39 premiati con medaglia d’argento e sui 379 concorrenti provenienti da ogni Paese.
Zappalà è autore di numerosi monumenti presso il Cimitero monumentale di Messina: Giuseppe La Farina, statista, Francesco Miceli Ainis (1840-1881), giovane mercante messinese, Gregorio Raymondo Granata (1889), letterato e accademico, Italia Coffa (1874-1894), poetessa, e all’amico scultore Saro Zagari.

Il suo studio si trovava sul Corso Cavour, a Messina.


Placido Di Bella (1843-1908), pittore

Il pittore Placido Di Bella riscontrò un notevole successo all’Esposizione di Belle Arti tenutasi a Messina nel 1900. I suoi dipinti, ritraenti vedute della città di Messina, si trovavano presso i palazzi dei nobili Marullo e della famiglia De Pasquale, principi dell’agrocotto, della famiglia del medico chirurgo Giuseppe Pugliatti.

Con ogni probabilità, il suo corpo rimase sepolto sotto le macerie del terremoto del 28 dicembre 1908.


Gaetano Russo (1847-1908), scultore

Gaetano Russo, scultore nato a Messina nel quartiere Oliveto il 29 dicembre 1847 e residente a Roma, allievo di Michele Panebianco a Messina e di Giulio Monteverde a Roma, autore del monumento a Felice Bisazza (1874). Nel 1877, mentre continuava a frequentare l’Accademia di S. Luca a Roma insieme allo Scarfì e al Rutelli, portava a compimento il monumento a Marco Miceli Puglisi, marinaio di umili origini nato a Riposto ma che a Messina aveva trovato una redditizia attività imprenditoriale. Una figura femminile reggente una grande ancora s’appoggia mollemente sull’avello, puntando gli occhi verso l’alto dove un putto che regge un caduceo bronzeo è intento a scoprire un medaglione con l’effige del Miceli Puglisi, nascosto sotto un elegante panneggio. Tale figura viene ripresa nel monumento a Cristoforo Colombo, presso il Columbus Circle di New York, eretto per i festeggiamenti dei 400 anni dalla scoperta dell’America da parte del navigatore genovese.
Aveva uno studio in via Concezione, a Messina.
Disperso dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, si ritiene rimasto sepolto fra le macerie.

Gregorio Panebianco (1848-1908), pittore e docente universitario

Pittore ritrattista, direttore della scuola di pittura nella allora popolatissima Piazza Casa Pia di Messina, con studio in via San Leone.
Il 25 agosto 1883 il pittore Gregorio Panebianco presentava al municipio il dipinto raffigurante «Lo sgombro delle truppe borboniche dalla cittadella di Messina dopo la resa della fortezza». Il Consiglio comunale approvava a maggioranza e gli elargiva una ricompensa di duemila lire.
Scomparso nella tragedia del terremoto del 28 dicembre 1908, insieme alla moglie Grazia Fobert e ai figli Gustavo e Aurelio.

Per altre info rimandiamo alla pagina:

Buona parte di questi scultori lavorava nei cantieri del Gran Camposanto di Messina e realizzava le interessanti opere che ancora oggi ammiriamo quale ricordo e testimonianza della città ottocentesca scomparsa.


(1) Per la relativa bibliografia, si rimanda al libro di Dario De Pasquale “Mille volti, un’anima. Dal Gran Camposanto di Messina di oggi all’unità d’Italia, un percorso iconografico alla ricerca dell’identità perduta“, [2010].


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2 Commenti

  1. Natalia

    Sono una luca’trombetta i miei genitori discendente da Messina vorrei sapere di più su i luca’trombetta,so di un Luca’trombetta Vincenzo titolare di una grande tipografia .mi servirebbe sapere di una presunta eredità grazie mille.

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    1. ABC Sikelia Edizioni (Autore Post)

      Un Lucà Trombetta famoso è il pittore Placido, nato a Messina il 25 novembre del 1828 e ricordato per il quadro “Il sacrifico dei Camiciotti” (1885). Sostenuto dal senato messinese borbonico negli studi presso l’Accademia di San Luca a Roma e dalla giunta comunale capeggiata dal sindaco Cianciafara nella carriera, prese parte anche alla vita politica messinese, quale componente della commissione d’arte per il Gran camposanto di Messina, insieme a Camillo Beccalli, negli anni ’70 dell’Ottocento.
      Poi c’è un Luigi Trombetta, ingegnere molto attivo negli anni ’80 dell’Ottocento, più volte commissario edile dell’ufficio tecnico comunale;
      un Domenico Trombetta proprietario di terreni a Ganzirri;
      il medico chirurgo Francesco Trombetta (1843-1898);
      l’ingegnere Giuseppe Trombetta morto un anno prima del terremoto del 1908;
      un Giuseppe Trombetta venditore di cuoiami in via Garibaldi;
      l’ingegnere Luigi Trombetta con studio in via Placida 183, professore di matematica;
      i negozianti di cuoio Trombetta in via San Francesco di Paola e in via Garibaldi.
      Purtroppo alcuni Lucà Trombetta sono a volte indicati solo come “Trombetta” o solo come “Lucà” e ci si può confondere parecchio.

      Se vuoi qualche notizia in più sulla tua famiglia o vuoi condividere le tue ricerche con lo storico Dario De Pasquale, ti agevoliamo il suo indirizzo email: dario@sikelia.com.

      Grazie per averci scritto, Natalina, continua a seguirci!

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